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Con una certa diffidenza mi accosto alla Saga di Claire Randall, il fortunatissimo progetto editoriale di Diana Gabaldon. Il pregiudizio, la mia arma più spuntata, mi ammonisce con un sussurro: «Che fai? Che leggi? Intendi perder tempo con l’ennesima saga fantasy dalle tinte rosa e personaggi dai nomi contorti? La muffa, non senti l’odore di muffa? Che speri di trovare?». Un’idea geniale.

La saga di Claire Randall (ho letto solo l’incipit del primo libro La straniera) è un prodotto editoriale direi esemplare. L’autrice Diana Gabaldon è anzitutto una penna attenta e curiosa, vanta un illustre cursus honorum nell’ambiente accademico statunitense e la sua fama era già chiara prima che si proponesse di scrivere romanzi fantasy. Leggete l’anteprima di La straniera, insinuatevi nella storia di Claire Randall scivolando a poco a poco, apprezzate la curiosità della Gabaldon per le piccole cose, il dettaglio ora dei personaggi e le loro movenze ora degli oggetti, la loro sostanza, il luogo dove l’autrice sceglie di collocarli.

Non sono banalità. Scorrendo le pagine si ha la netta impressione che l’autrice sappia perfettamente dove condurre il lettore, spostando con sapienza la regia da un luogo all’altro, descrivendo i personaggi narrati con la giusta misura. Certo, alcuni passaggi possono risultare un poco pretestuosi nella misura in cui certi inserti narrativi paiono posti lì dall’editor in modo successivo e posticcio a garantire al lettore le giuste coordinate di spazio e tempo per potersi orientare al meglio nella struttura narrativa.

Ma in questo articolo non intendo soffermarmi sul testo, che lascio al giudizio del lettore (potete leggere qui i molti positivi commenti). La saga è complessa, prevede più tomi e soprattutto la piacevole femminilità che impreziosisce il ritmo della narrazione subisce una drastica mutazione già dal secondo libro, quando il narratore interno (Claire Randall) scompare e l’onere della descrizione passa a un narratore esterno, una terza persona più asettica e neutrale. Probabilmente un’esigenza dovuta alla necessità di un più ampio respiro dei personaggi collaterali, che lentamente ambiscono a una propria espressività.

Non è un libro, è un progetto editoriale. Il merito è di Perry H. Knowlton, agente letterario ormai non più iscritto all’esclusivo club dei vivi (qui potete leggere il suo necrologio pubblicato sul New York Times). Knowlton, all’età circa di sessantuno anni, ha creduto nelle capacità letterarie della Gabaldon e ha saputo proporle un percorso di promozione editoriale del tutto moderno, attuale. Era Knowlton un personaggio assai singolare e poliedrico: fu tra i primi attori a interpretare il Malboro man; marinaio; pilota; subacqueo e soprattutto un grande appassionato di falconeria. Forse questa sua versatilità lo ha indotto a proporre a Diana Gabaldon non la mera pubblicazione di un romanzo ma un progetto editoriale complesso, una narrazione transmediale (cercate pure di approfondire l’argomento con Jeff Gomez, un grande esperto in materia).

Il romanzo si espande e si fa saga, gli eventi non accennano a concludersi, reclamano nuovo spazio e spuntano come eruzioni editoriali gli spin-off: intere collane dedicate allo sviluppo dei singoli personaggi, o delle ambientazioni. Navigate e cliccate, troverete il Wiki dedicato. Lì potrete leggere e conoscere l’intero mondo evolutosi dalla penna dell’autrice, in modo che il progetto intero (e non il singolo libro) acquisti vita. Perché il romanzo è un pretesto per approfondire il Gaelico, per appassionarsi alla serie tv. E viceversa.

Poiché ogni grano del rosario è per sineddoche il simbolo di un intero, ogni elemento della Costellazione di Claire Randall ha in nuce la proiezione del tutto. Così che il rimando continuo e interno segni i confini del nuovo mondo che il lettore, in primo luogo, intravvede e crea, quasi da sé.

Illustre è il caso del libro The Outlandish Companion, un saggio dell’autrice sulla saga creata da lei stessa. Una guida al mondo vissuto da Claire Randall, che però parla d’altro. Il lettore sarà curioso di conoscere la concezione della Teoria dei viaggi del tempo secondo la Gabaldon, oppure di leggere un breve saggio sulla medicina e la magia nel diciottesimo secolo, un glossario di Gaelico etc. (qui trovate l’elenco dettagliato).

Ecco, il genio dell’agente letterario Perry Knowlton è stato quello di saper tratteggiare, a un’età direi matura e quindi con una maggiore sfida alla contemporaneità, un intero sistema editoriale in grado di gravitare attorno a un romanzo fantasy, un mondo pulsante e capace di attrarre esperienze sempre nuove e generate dai lettori. Partendo da una brava scrittrice e da un genere letterario oggi in voga. Vendendo oltre nove milioni di copie in tutto il mondo, traducendo il romanzo in 23 lingue diverse.

Perciò se amate i viaggi nel tempo, i romanzi di cappa e spada, le storie d’amore e le magiche ambientazioni scozzesi, fredde nebbiose e ammantate di mistero, considerate di aprirvi un piccolo mondo e collocarlo nella vostra libreria.

Chiaramente, vi potrebbe essere di sostegno un ritorno ai classici, specie se illustri, come i romanzi di Edwin Arlington Robinson. Se non lo conoscete, e non cliccate qui, è colpa vostra.

FdB

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